Lunedì, 05 Febbraio 2018 09:03

...Altri tempi

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…quando la nonna racconta che da bambina anche a gennaio andava a scuola ogni giorno a piedi, partiva che ancora era buio e si inoltrava in mezzo alla neve che molte volte la superava in altezza. Ricorda che due buoi trainavano una piccola pala per cercare di aprire un varco sulla strada che ovviamente era senza asfalto. 

Martedì, 23 Gennaio 2018 17:19

Il Carnevale

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Il Carnevale ha origini molto antiche, se ne trovano tracce nelle tradizioni degli antichi greci e romani, e simboleggia un periodo di festa e di rinnovamento, durante il quale il “caos” sostituisce temporaneamente la regolarità…finito il periodo di festeggiamento infatti ritorna l’ordine rinnovato e ricostituito. Nell’antichità durante l’equinozio di primavera, si svolgevano cerimonie dominate dal caos appunto, vissute con assoluta libertà capovolgendo addirittura l’ordine morale, ma sulla quale alla fine vinceva il rinnovamento del cosmo, l’inizio del ciclo vitale del nuovo anno. Le maschere simboleggiavano anche il corpo provvisorio che veniva omaggiato agli spiriti, che durante il periodo di carnevale avevano un varco aperto tra gli inferi e la terra. Oggi il Carnevale è una “festa” cristiana, letteralmente vuole indicare il periodo “senza carne” per l’inizio della Quaresima.

Numerose le manifestazioni in questo periodo, da segnalare lo storico e ricco Carnevale di Santhià (VC), ma interessanti anche Borgosesia, Mondovì, Saluzzo, Vercelli, Carignano...

La maschera simbolo del Piemonte è Gianduja, nato dalla fantasia di due burattinai alla fine del 1700, è un personaggio con il boccale di vino in mano e il viso arrossato, ma dal sorriso benevolo e dal fare sornione.

Per tradizione mia nonna cucinava le bugie di carnevale, quel dolce croccante fatto con burro, uova e farina, fritto e poi ricoperto di zucchero a velo che deliziava noi bambini. Se ne trovano ormai diverse ricette anche rivisitate un po’ in tutta Italia. Si friggevano anche i "Friceu", frittelle soffici da mangiare calde, fatte con farina, uova, acqua, lievito e sale. Era tradizione mangiare un bel piatto di ravioli al Plin, con il ripieno di carne il martedì grasso... era un piatto particolarmente sostanzioso, per la tradizione cristiana si doveva poi osservare un periodo di astinenza dalla carne ogni mercoledì e venerdì fino a Pasqua. 

Ultima modifica il Mercoledì, 24 Gennaio 2018 08:33
Venerdì, 12 Gennaio 2018 15:08

Bagna Cauda!

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Due parole in dialetto Piemontese che stanno ad indicare una salsa tradizionale che veniva consumata dopo la vendemmia o comunque in inverno. E’ tipica di questa zona in quanto storicamente i mercanti piemontesi riuscivano facilmente a rifornirsi di acciughe dalla vicina Liguria. Si prepara quindi con aglio e acciughe in parti uguali, tritati finemente e cotti insieme in abbondante olio extra vergine di oliva, a fuoco lento. Si accompagna a verdure (che erano alla base dell’alimentazione contadina) sia crude sia lesse, ottima anche con la polenta.  Nato come cibo rurale, è diventato oggi il piatto per eccellenza della convivialità e dell’allegria, si raccomanda di mangiarlo lentamente, in  abbondante compagnia e con un buon bicchiere di vino Barbera! 

Ultima modifica il Venerdì, 12 Gennaio 2018 15:22
Domenica, 07 Gennaio 2018 11:10

Altri tempi

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…quando la nonna racconta di quando era bambina e il giorno della befana riceveva al massimo un po’ di frutta… ma poca….e da dividere con gli altri. L’evento che ricorda sorridendo è il ballo che si allestiva in paese, e le donne, che partecipavano tutte insieme alla cena (delle befane, appunto), arrivavano a rallegrare la festa con le loro risate e la voglia di ballare spensierate.

Ultima modifica il Domenica, 07 Gennaio 2018 15:12
Sabato, 06 Gennaio 2018 12:42

Vino Dolcetto

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Il vitigno di Dolcetto è sicuramente il più tipico del Piemonte. Il vino che si ricava è fermo, di colore rosso rubino dai riflessi violacei, intenso e dall’aroma fruttato. Ha fatto parte della vita contadina da sempre, veniva storicamente utilizzato per lo scambio di acciughe, olio e sale con la vicina Liguria. Veniva anche bevuto quasi come ricostituente e per favorire la digestione. Il dolcetto della nostra azienda nasce da un vitigno esposto a sud, con grappoli diradati e rigorosamente lavorato con metodi naturali per esaltarne al meglio le qualità. E’ ottenuto senza l’utilizzo di correzioni o additivi e non è pastorizzato; pertanto un leggero sedimento è sinonimo di naturalezza. Va gustato a temperatura ambiente accompagnato da carne, verdure o formaggi quali la Robiola di Roccaverano DOP.

Sabato, 06 Gennaio 2018 12:36

Monastero Bormida

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Monastero Bormida, terra posta fra Monferrato e Langhe, singolare con il castello in basso e il borgo in alto, al contrario dei paesi vicini. E’ stato fondato nel lontano anno 1050 da un gruppo di monaci benedettini che, chiamati per recuperare le terre devastate dai Saraceni, hanno edificato la torre campanaria, il monastero (poi trasformato in castello) ed il ponte. Il centro storico è perfettamente conservato, il castello conserva un impianto medioevale, con struttura quadrangolare, massicce torri laterali, facciata seicentesca e una graziosa loggia sul retro; il possente e maestoso ponte romanico che da un millennio regge alle piene impetuose del fiume Bormida; il caratteristico “puntet” che permette l’accesso al castello attraverso una delle porte di ingresso dell’antica cinta muraria; la chiesa parrocchiale dedicata a Santa Giulia. Ma Monastero, a pochi chilometri dalle Terme di Acqui, dai vini di Alba e Canelli, dalle spiagge della Liguria merita una sosta senza fretta, per gustare le Robiole DOP, i vini, i salumi, il miele, le nocciole… e non solo, modo migliore per conoscere le colline, la flora e la fauna è quello di percorrere a piedi uno dei numerosi sentieri segnati, per gli amanti del trekking o chi voglia semplicemente concedersi una passeggiata in libertà.  

Domenica, 31 Dicembre 2017 18:32

Agriturismo....

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Luogo intimo e raccolto dove si raccontano attraverso colori, sapori e profumi le caratteristiche del territorio circostante, storie fatte di lavoro, fatiche ma soprattutto di sobrietà. Allora non solo “turismo” ma luogo per coloro che hanno voglia di soffermarsi ad osservare ed ascoltare… attraverso il cibo ed il vino una storia che diventa nutrimento e sollievo per l’anima e il corpo. Perché non chiamarlo “Ri-storo”. …

Ultima modifica il Sabato, 06 Gennaio 2018 11:32
Domenica, 31 Dicembre 2017 18:15

Tonno di coniglio

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Ricetta antica della tradizione piemontese, nello specifico del Monferrato, di semplice svolgimento, che veniva utilizzata per conservare al meglio la carne anche per lunghi periodi quando ancora non ci si avvaleva del frigorifero. La parte più lunga è bollire il coniglio per circa 3 ore con carote, cipolla, sedano e un mazzetto di aromi. Lasciarlo poi intiepidire togliendolo dal brodo, separare delicatamente la carne dalle ossa. Dentro un grande barattolo di vetro alternare a strati la carne, l’olio (che deve essere abbondante), la salvia e l’aglio. Può essere gustato con delle insalate o con la polenta. Bollendo i vasetti chiusi ermeticamente per almeno 45 minuti, possono essere conservati anche per 4-5 mesi.

Ultima modifica il Venerdì, 12 Gennaio 2018 18:00
Domenica, 31 Dicembre 2017 17:46

Unicità e non uniformità

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In un ‘epoca in cui la globalizzazione ormai ci ha raggiunto, con tutti i pro e contro, vorrei spezzare una lancia a favore della nostra unicità. Ogni persona è costituita da un’insieme di caratteristiche che la rendono unica al mondo, unica e per questo… particolare ed apprezzabile. Così come le persone anche i territori ed il cibo, sono caratterizzati da particolari che li distinguono da ogni parte del mondo, vuoi per la storia che hanno vissuto, vuoi per il clima, la flora e la fauna. Leggo un articolo su un famoso giornale, intitolato la “chimica in cucina” dove si parla di trasformare il cibo di partenza in qualcosa che non ha più nessuna caratteristica organolettica originale, attraverso lavorazioni complicate e aggiunta di additivi chimici. Resto perplessa e la prima cosa a cui penso è: stiamo perdendo la nostra identità. Per portare un esempio pratico parliamo di carne di razza piemontese, una delle più famose ed apprezzate… perché trasformare un cibo così prelibato e ricercato in qualcosa che a mio parere non ha più significato? Per non parlare dei formaggi, che recano con sé i sentori delle erbe della zona di allevamento dei capi, o dei vini, degli agrumi… l’elenco è infinito. Influenzati dalla tendenza, che ricerca il piatto perfetto e tenta di “uniformare”, ci stiamo dimenticando che i cibi raccontano una storia, una tradizione e vanno assaporati ed apprezzati per quello che sono, esaltati dai colori e profumi che una cucina tradizionale sa donare. Per apprezzare un cibo locale bisogna prepararlo e curarlo secondo la tradizione locale, mischiando un ragù alla bolognese con un sushi perderemmo la possibilità di apprezzare entrambe i piatti. E penso inoltre che il discorso si applichi a tutti i settori della nostra vita… molto più personale avere un prodotto artigianale fatto con cura e magari qualche imperfezione piuttosto che un prodotto fatto in serie che non ha nessuna caratteristica. Soltanto ricordandoci la nostra unicità potremo apprezzare altre culture, non uniformandoci a loro; allora lo scambio culturale sarà fatto di storie da raccontare.

Ultima modifica il Sabato, 06 Gennaio 2018 11:32
Lunedì, 25 Gennaio 2016 15:56

MIni corso di CUCINA per bambini

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Corso di cucina destinato ai bambini dai 6 agli 11 anni!!!

Ultima modifica il Domenica, 31 Dicembre 2017 17:50
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